
Vi spiego
marzo 25, 2009Ci ho pensato e ripensato a lungo prima di scrivere queste memorie. Poi mi sono fatto coraggio, e ho preso la decisione. Mi ha aiutato, nel farlo, anche l’avere, sfortunatamente, del tempo – tanto tempo, tempo da vendere, tempo da buttare. Un oceano, come quello che osservo da questa finestra, di fottutissimo tempo…Il tempo corrispondente alla pena che mi è stata inflitta e che mi ha fatto finire in galera, in una prigione dello Stato di New York. Al tempo stesso, avevo assolutamente bisogno di mettere questa storia nero su bianco, perché, a dispetto di quanto ne pensi qualcuno dei miei ex complici, ho una specie di coscienza, e non è gradito al mio senso estetico vedere la gente finire sul lastrico, o su una strada, magari trascinando degli scatoloni nei quali dovrà trascorrere la notte. Vendere è una parola magica, che io, noi adoriamo (o, forse, a questo punto, sarebbe meglio dire che io adoravo). Quando scrivo “noi”, non intendo un gruppo di amici, una combriccola, una camarilla. Non intendo ovviamente la società del bowling o una confraternita di ex fellow dell’università. Dove pure – in quelle della Ivy League (e dove sennò?) – molti di noi si sono effettivamente incontrati per la prima volta. No, intendo un complesso di persone di livello sociale e con un quoziente di intelligenza nettamente superiori alla media dell’uomo della strada, un gruppo largo che è stato chiamato variamente e con nomi diversi, il preferito tra i quali (lo aveva coniato un discreto scrittore statunitense, Tom Wolfe) resta per me Masters of Universe. Anch’io sono stato uno di loro, un membro del club esclusivo di coloro che, attraverso la finanza, hanno accumulato fortune immense e ricchezze inconcepibili ancora fino a pochi decenni fa. Ricchezze inimmaginabili perché frutto di un capitalismo che non esisteva in precedenza, e che abbiamo creato direttamente noi, da bravi (e a lungo vincenti) apprendisti stregoni.
Un capitalismo che è stato definito ed etichettato in vari modi e rispetto a cui ho, ancora una volta, una mia personale preferenza. “Turbocapitalismo”, come l’ha chiamato il politologo e molto altro Edward Luttwak, uno di noi. Turbocapitalismo perché veloce, rapace, privo di limiti,capace di immensi arricchimenti improvvisi, insofferente nei confronti delle regole che piacciono tanto al liberalismo progressista e a tutto l’arcipelago, piuttosto fuori moda, di posizioni politiche chiamato “sinistra”.
Questa che sto scrivendo, per usare un’immagine che sicuramente piacerebbe ai dietrologi (da sempre tra i nostri più acerrimi detrattori e, anche quando hanno ragione, comunque mortalmente noiosi), ma anche a tanta gente comune che adora i gialli e le macchinazioni,è la storia di un GRANDE COMPLOTTO Sì, proprio una gigantesca e ramificatissima cospirazione. Riuscita, anzi riuscitissima. Ma che ha finito per rivoltarsi contro i suoi creatori, lasciando alcuni di noi sotto i calcinacci. Succede spesso così, alla fine, nella storia, e quindi probabilmente dovevamo aspettarcelo. Ma quelli che ci hanno lasciato le penne sono stati soltanto le pedine: perché quelli davvero furbi e onnipotenti, i membri del nucleo ristrettissimo della Superclasse, i veri Signori dell’Universo, come si può immaginare, l’hanno fatta franca.
Vorrei esporre alcune critiche al libro in questione.
L’inizio è alquanto promettente e vengono citati numerosi autori in ambito filosofico ed economico a cui si rifà la destra ma andando avanti il testo diviene ripetitivo ed in effetti esposto il concetto iniziale sembra non aver null’altro da dire. Un vero peccato non aver evidenziato i motivi dell’invasione in medio oriente , l’esser stati costretti ad aprire alla Cina per invadere l’Afganistan, la politica israeliana ed il blocco dell’economia nel mediterraneo.MA SOPRATTUTTO una cosa nuoce al libro , proclama il fallimento della bolla speculativa e quindi della congiura come se finalmente si riaprissero varchi per le sinistre quando in effetti è esattamente il contrario. L’enorme quantità di denaro accumulato con la “bolla” serve prorpio a cambiare lo stato delle cose a livello planetario , stiamo quindi assistendo ancora all’inizio delle trasformazioni previste dalla congiura. Cordiali saluti
Gentile lettore,
non era mia intenzione scrivere un testo di intervento politico – ad altri credo spetti questo compito.
Il mio obiettivo è quello di aprire un po’ le tende e di far circolare un po’ di luce che illumini cosa è accaduto in questi anni nei quali la destra ha potuto dilagare indisturbata e costruire una ferra egemonia culturale; talmente ferrea, come lei evidenzia che i processi della Congiura non si sono certo arrestati. Non penso proprio che siamo ai suoi esordi, ma che le code (velenose) siano ancora ben attive, questo sì.
Lo si potrebbe chiamare, se non è troppo ambizioso, un tentativo di suscitare una presa o un’assunzione di coscienza. La prima cosa da fare, psicanaliticamente, è per l’appunto far affiorare l’esistenza del Piano neoliberista, che fu preordinato e attentamente costruito (e nel quale confluiscono certamente le guerre, suscitate ad arte o anche strumentalizzate).
Sono contento, quindi, anche se mi muove vari rimproveri, di avere avuto un lettore (o una lettrice attenta) attento come lei. Spero che per altri la mia Congiura non risulti assolutamente così ripetitiva.
Ci tenga d’occhio, altri materiali e contributi circoleranno su questo blog (compresi, immagino, i suoi), che potranno aiutarci tutti quanti ad aumentare l’intensità della luce da sparare sulla Congiura per illuminarne meglio i tristi contorni.
Un cordiale saluto dall’ Agente Americano
Mi suscita molte perplessita questa sua arrendevolezza pragmatica. Ogni ragionamento fortunatamente di tipo filosofico fornisce più sbocchi e tra questi noto che lei ha preferito quello della rassegnazione a quello della speranza. Posso essere concorde sul fatto che la bolla speculativa abbia spostato notevolmente la bilancia economica a favore delle destre, ma ciò non vuol dire che se io mi rifiuto da oggi di fruire di ogni qualsiasi servizio bancario non possa ostacolare il sistema. Se io e lei e facendo propaganda altri, iniziamo a mettere in pratica ciò che pensiamo non scendendo quotidianamente a compromessi fra ciò che pensiamo e ciò che facciamo sicuramente nel nostro piccolo daremo una piccola svolta che potrà essere notata o meno, ma reale e non utopistica come a volte solo le parole possono rendere un impresa…concorda? Se il suo animo parte già sconfitto non crederà nemmeno in questa possibilità e la sua sarà una esistenza da cosciente che non ha fatto nulla per cambiare le cose. Almeno questo posso riconoscerlo all’agente americano. Qualcosa ha fatto, il libro è una testimonianza. Metta da parte la rassegnazione e tramite questo blog diamo vita ad una corrente di pensiero, incontriamoci e confrontiamoci. diamo vita ad una alternativa veramente popolare a questo mondo.
Ps- Il libro è vero che nella seconda parte e meno intenso, ma penso abbia perfettamente raggiunto lo scopo che si era prefissato. Svelare una reale congiura di masse incoscienti.
Ps- Il libro è vero che nella seconda parte e meno intenso, ma penso abbia perfettamente raggiunto lo scopo che si era prefissato. Svelare una reale congiura a masse incoscienti.
[...] L’America del New Deal rooseveltiano e del capitalismo keynesiano è diventata in poco più di trent’anni il paese di un “turbocapitalismo” «veloce, rapace, privo di limiti, capace di immensi arricchimenti improvvisi, insofferente nei confronti delle regole che piacciono tanto al liberalismo progressista e a tutto l’arcipelago, piuttosto fuori moda, di posizioni politiche chiamato “sinistra”». Oggi gli States sono la vera e propria “madrepatria” di questo modello, recentemente esportato in tutto il mondo. Non solo in quello occidentale ma anche a quello post-sovietico, resosi finalmente permeabile a nuovi assetti economici dopo il crollo del Muro. Tutto questo è stato un fatto casuale? Un frutto dei tempi? Un regalo della «Storia», quella con la esse maiuscola? Da quanto emerge invece dalla lettura del memoriale La Congiura. Il romanzo della crisi ‒ redatto da un economista, un filosofo e un banchiere, tutti e tre statunitensi e ora pubblicato anche in Italia da Aliberti editore ‒ sembra proprio di no. Piuttosto ci troveremmo di fronte al risultato ‒ tenacemente perseguito ‒ di un «Piano» messo a punto da «un complesso di persone di livello sociale e con un quoziente di intelligenza nettamente superiori alla media dell’uomo della strada» identificabile come i Masters of Universe. [...]